Per serendipità, un post interessante oggi sul blog di book republic (traduzione di un post di Craig Mod):
Molti di questi parametri sono relativi all’accessibilità. Trovo terribile [sic] i più blasonati ereader (come le app di Wired / New Yorker / Time magazine) facciano a meno dell’accessibilità propria del testo digitale. Certo, questa è una fase di transizione, ma perché non partire subito con il piede giusto? Il testo digitale non è lo stesso artefatto del testo stampato. Non trattiamolo allo stesso modo.
Il motivo per cui la maggior parte delle pubblicazioni digitali per cellulare e tablet sono, nella migliore delle ipotesi, appena sufficienti è che si limitano ad adattare alla meno peggio un'esperienza che è aliena al nuovo mondo digitale, riportando di fatto l'orologio indietro ai CD-ROM multimediali degli anni '90.
Le tecnologie ci sono tutte, quel che mancano in gran parte dell'editoria sono fantasia e capacità di innovare.